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Epivir Hbv

Generic Epivir Hbv (Lamivudine)

Epivir HBV è un farmaco antivirale usato per contrastare l'infezione con il virus dell'immunodeficienza umana

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Epivir HBV è un farmaco antivirale appartenente alla classe degli analoghi nucleosidici inibitori della trascrittasi inversa (NRTI), utilizzato specificamente per il trattamento dell'epatite B cronica (infezione da virus dell'epatite B, HBV). Il principio attivo, la lamivudina, agisce inibendo la sintesi del DNA virale; si incorpora nella catena del DNA dell'HBV in nuova sintesi, bloccandone l'allungamento e portando alla terminazione prematura della catena genomica, impedendo così la replicazione del virus.
La dose raccomandata di Lamivudina per il trattamento dell'epatite B cronica negli adulti è di 100 mg una volta al giorno per via orale.
Forma farmaceutica: compresse rivestite da 100 mg. È disponibile anche come soluzione orale da 5 mg/ml.
L'azione antivirale inizia generalmente dopo poche settimane di trattamento, con una riduzione misurabile della carica virale (DNA dell'HBV) e dei livelli di transaminasi (ALT).
La lamivudina ha un'emivita plasmatica di circa 5-7 ore, ma l'effetto antivirale si mantiene con la somministrazione giornaliera grazie all'accumulo intracellulare del metabolita attivo trifosfato.
L'assunzione di alcol durante il trattamento con Lamivudina è sconsigliata, poiché può aumentare il rischio di danno epatico e interferire con l'efficacia della terapia. L'alcol è una sostanza epatotossica e il suo consumo può peggiorare la condizione di base del fegato già compromesso dall'epatite B.
Gli effetti collaterali più comuni sono: mal di testa, diarrea, stanchezza, insonnia, dolore alle articolazioni (artralgia), dolore muscolare (mialgia), tosse, sintomi nasali e nausea.
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Informazioni generali su Epivir HBV (Lamivudina)

  • INN (International Nonproprietary Name): Lamivudina
  • Denominazioni commerciali disponibili in Italia: Epivir-HBV®, Zeffix® (entrambi ritirati dal commercio in Italia, ma disponibili generici); numerosi medicinali equivalenti (lamivudina)
  • Codice ATC: J05AF05
  • Forme farmaceutiche e dosaggi: Compresse rivestite – 100 mg; soluzione orale – 5 mg/ml
  • Produttori in Italia: Diverse aziende farmaceutiche per i medicinali equivalenti (es. Teva Italia S.r.l., Mylan Italia S.r.l., Aurobindo Pharma Italia Srl, Sandoz S.p.A., Doc Generici)
  • Stato di registrazione in Italia: Registrato (AIFA – Autorizzazione all'Immissione in Commercio)
  • Classificazione OTC / Rx: Medicinale soggetto a prescrizione medica (Ricetta RNRL – uso ospedaliero o specialistico, con piano terapeutico)

Meccanismo d'azione e farmacologia

La lamivudina è un analogo nucleosidico che viene fosforilato a livello intracellulare nel suo metabolita attivo, lamivudina trifosfato. Questo metabolita compete con la citidina trifosfato, un substrato naturale, per l'incorporazione nel DNA virale da parte della DNA polimerasi dell'HBV. Una volta incorporato, il metabolita della lamivudina agisce come terminatore della catena, poiché non possiede il gruppo 3'-OH necessario per l'aggiunta di ulteriori nucleotidi, bloccando così l'allungamento del filamento di DNA. Ciò inibisce la replicazione del virus dell'epatite B. A differenza dell'HIV, per l'HBV la lamivudina non richiede la presenza di altri farmaci antivirali per essere efficace, sebbene l'uso in monoterapia sia associato a un alto rischio di sviluppo di resistenza nel lungo termine. La biodisponibilità orale della lamivudina è elevata, circa l'80-85%. Il farmaco viene eliminato principalmente per via renale immodificato, con un'emivita plasmatica di 5-7 ore.

Indicazioni terapeutiche

  • Trattamento dell'epatite B cronica in pazienti adulti con:
    • Malattia epatica compensata, evidenza di attiva replicazione virale (HBV-DNA positivo)
    • Livelli sierici di alanina aminotransferasi (ALT) persistentemente elevati
    • Evidenza istologica di infiammazione attiva e/o fibrosi epatica
  • Nei pazienti con malattia epatica scompensata, la lamivudina deve essere sempre usata in associazione con un secondo agente antivirale senza resistenza crociata (es. tenofovir o entecavir).
  • La lamivudina è anche indicata, a dosaggi differenti (300 mg/die), nel trattamento dell'infezione da HIV-1 in combinazione con altri antiretrovirali. Epivir HBV (100 mg/die) non è adatto per il trattamento dell'HIV a causa del dosaggio subottimale e del rischio di sviluppo di resistenza.

Avvertenze importanti e limitazioni

Gruppi a rischio

  • Anziani: Non sono richiesti aggiustamenti posologici specifici negli anziani con funzionalità renale normale. Data la possibile riduzione della funzione renale con l'età, si raccomanda di valutare la clearance della creatinina prima dell'inizio della terapia.
  • Gravidanza: La lamivudina può essere utilizzata durante la gravidanza se clinicamente indicato. Studi hanno dimostrato che la lamivudina somministrata nel terzo trimestre a madri con elevata carica virale può ridurre il rischio di trasmissione verticale dell'HBV al neonato. Il neonato deve comunque ricevere la profilassi standard con immunoglobulina anti-HBV e vaccino alla nascita.
  • Allattamento: La lamivudina passa in basse concentrazioni nel latte materno, ma non vi è evidenza che possa causare effetti indesiderati significativi nei bambini allattati. L'epatite B materna non costituisce una controindicazione all'allattamento se il neonato viene adeguatamente protetto alla nascita.
  • Insufficienza renale: La lamivudina viene escreta principalmente per via renale. Nei pazienti con clearance della creatinina inferiore a 50 ml/min è necessario un aggiustamento della dose o un prolungamento dell'intervallo di somministrazione.
  • Insufficienza epatica: Nei pazienti con malattia epatica scompensata (Child-Pugh B o C) la lamivudina deve essere usata con cautela e in associazione con un secondo antivirale senza resistenza crociata.
  • Bambini: La sicurezza ed efficacia della lamivudina per l'epatite B cronica nei bambini di età superiore a 2 anni sono state stabilite, con dosaggio in base al peso (3 mg/kg una volta al giorno, dose massima 100 mg). Per i bambini al di sotto dei 2 anni, l'uso non è raccomandato in assenza di dati sufficienti.
  • Coinfezione HBV-HIV: In pazienti con coinfezione HBV-HIV non diagnosticata, l'uso di Epivir HBV (100 mg/die) può portare allo sviluppo di resistenza della lamivudina nel virus HIV, compromettendo le future opzioni terapeutiche. Tutti i pazienti candidati al trattamento con lamivudina per l'epatite B devono essere sottoposti a test per l'HIV prima di iniziare la terapia.

Guida e uso di macchinari

La lamivudina può causare capogiri e stanchezza in alcuni pazienti. Se si verificano questi effetti, si consiglia di evitare di guidare veicoli o di utilizzare macchinari pericolosi fino a quando la risposta individuale al farmaco non è nota.

Alcool

L'assunzione di alcol durante il trattamento con lamivudina è sconsigliata. L'alcol può aumentare il rischio di danno epatico, interferire con la funzionalità del fegato e potenzialmente ridurre l'efficacia della terapia antivirale. Si consiglia di evitare il consumo di bevande alcoliche per tutta la durata del trattamento.

Istruzioni posologiche

  • Adulti e adolescenti (di peso superiore a 35 kg): 100 mg (una compressa) una volta al giorno per via orale. Il trattamento è a lungo termine (spesso per anni o indefinitamente).
  • Bambini (di età compresa tra 2 e 12 anni e peso inferiore a 35 kg): 3 mg/kg una volta al giorno, fino a una dose massima di 100 mg al giorno. Per i bambini di peso inferiore a 14 kg o che non possono deglutire compresse, utilizzare la soluzione orale (5 mg/ml).
  • Insufficienza renale (clearance della creatinina):
    • Clearance della creatinina superiore a 50 ml/min → dose normale: 100 mg una volta al giorno
    • Clearance della creatinina compresa tra 30 e 49 ml/min → 100 mg come prima dose, quindi 50 mg una volta al giorno
    • Clearance della creatinina compresa tra 15 e 29 ml/min → 100 mg come prima dose, quindi 25 mg una volta al giorno
    • Clearance della creatinina inferiore a 15 ml/min → 50 mg come prima dose, quindi 25 mg una volta al giorno
    • Pazienti in emodialisi: dose supplementare di 25-50 mg dopo ogni seduta di dialisi.
  • La compressa può essere assunta con o senza cibo. Deglutire la compressa intera con un bicchiere d'acqua.
  • Il trattamento deve essere iniziato e monitorato da un medico specialista in epatologia o malattie infettive. La durata ottimale della terapia non è definita; la sospensione del trattamento deve essere valutata attentamente in base alla risposta virologica e alla funzionalità epatica.

Effetti collaterali e controindicazioni

Effetti collaterali comuni (superiori o uguali all'1% e inferiori al 10%)

  • Mal di testa (cefalea)
  • Diarrea
  • Stanchezza (affaticamento)
  • Insonnia
  • Dolore alle articolazioni (artralgia)
  • Dolore muscolare (mialgia)
  • Tosse, sintomi nasali (congestione nasale, rinorrea)
  • Nausea, vomito (più comuni nei bambini)
  • Infezioni delle vie aeree superiori (faringite, sinusite)

Effetti collaterali meno comuni (inferiori all'1%)

  • Neuropatia periferica (formicolio o intorpidimento alle estremità)
  • Aumento degli enzimi epatici (transaminasi)
  • Eruzione cutanea (rash)
  • Alopecia (perdita di capelli, reversibile)
  • Pancreatite (rara, ma grave)

Effetti collaterali rari ma gravi (inferiori allo 0,1%)

  • Acidosi lattica (accumulo di acido lattico nel sangue), potenzialmente fatale – sintomi: respiro rapido e profondo, sonnolenza, nausea, vomito, dolori muscolari
  • Epatomegalia con steatosi (ingrossamento del fegato con accumulo di grasso)
  • Grave riacutizzazione dell'epatite B dopo la sospensione del trattamento (HBV flare), che può portare a scompenso epatico
  • Reazioni allergiche gravi (angioedema, anafilassi)
  • Rabdomiolisi (rottura del tessuto muscolare)

Controindicazioni assolute

  • Ipersensibilità nota alla lamivudina o a uno qualsiasi degli eccipienti
  • Pazienti con coinfezione HBV-HIV non diagnosticata che non ricevono una terapia antiretrovirale completa a dosaggio adeguato per l'HIV (rischio di resistenza)

Interazioni con altri medicinali

  • Emtricitabina: La lamivudina non deve essere somministrata contemporaneamente all'emtricitabina, poiché sono entrambi analoghi della citosina e possono essere antagonistici.
  • Trimetoprim/sulfametoxazolo (cotrimossazolo): Può aumentare le concentrazioni plasmatiche di lamivudina, sebbene l'entità dell'aumento non sia clinicamente significativa nella maggior parte dei pazienti con funzionalità renale normale.
  • Zidovudina, abacavir, altri NRTI: La lamivudina non presenta interazioni significative, ma l'uso di combinazioni di NRTI richiede monitoraggio della tossicità ematologica e mitocondriale.
  • Farmaci nefrotossici (aminoglicosidi, FANS ad alte dosi, vancomicina, anfotericina B): L'uso concomitante può aumentare il rischio di nefrotossicità e richiede monitoraggio della funzionalità renale, poiché la lamivudina viene escreta per via renale.
  • Ribavirina: L'associazione con lamivudina per il trattamento dell'epatite C non è raccomandata in quanto può aumentare il rischio di tossicità mitocondriale.
  • Cladribina: L'uso concomitante con lamivudina è controindicato a causa del rischio di grave tossicità mitocondriale.
  • Altri antivirali per l'epatite B (entecavir, telbivudina, adefovir, tenofovir): Non sono state segnalate interazioni clinicamente significative, ma l'uso di lamivudina in associazione con un secondo agente senza resistenza crociata è raccomandato in pazienti con malattia scompensata per ridurre il rischio di resistenza.

Indicazioni pratiche

  • Assumere la compressa alla stessa ora ogni giorno per mantenere livelli ematici costanti.
  • La lamivudina può essere assunta con o senza cibo. In caso di disturbi gastrici, assumere con un pasto leggero.
  • Non interrompere il trattamento senza aver prima consultato il medico. La sospensione improvvisa della lamivudina può causare una grave riacutizzazione dell'epatite B (HBV flare), potenzialmente fatale. Dopo l'interruzione, è necessario un attento monitoraggio della funzionalità epatica per almeno 3-6 mesi.
  • In caso di dimenticanza di una dose, assumerla non appena possibile. Se manca meno di 12 ore alla dose successiva, saltare la dose dimenticata e riprendere lo schema regolare. Non raddoppiare la dose.
  • Eseguire regolarmente esami del sangue per monitorare la funzionalità epatica (ALT, AST, bilirubina), la funzionalità renale (creatinina, clearance) e la carica virale (HBV-DNA).
  • Prima di iniziare il trattamento, eseguire un test per l'HIV per escludere una coinfezione non diagnosticata. In caso di coinfezione, il paziente deve essere indirizzato a uno specialista per una terapia antiretrovirale completa.
  • Conservare le compresse a temperatura ambiente (inferiore a 25°C), al riparo dalla luce e dall'umidità. Tenere fuori dalla portata dei bambini.
  • Informare il medico di tutti i farmaci assunti, inclusi quelli da banco e i fitoterapici, prima di iniziare la terapia con lamivudina.

Medicinali alternativi

  • Tenofovir disoproxil fumarato (TDF) e Tenofovir alafenamide (TAF): Antivirali di prima linea per l'epatite B cronica, con una barriera genetica alla resistenza più elevata rispetto alla lamivudina. Sono preferiti per il trattamento a lungo termine e nei pazienti con cirrosi scompensata.
  • Entecavir: Analogico nucleosidico di potente attività antivirale, con una bassa incidenza di resistenza (circa l'1,2% dopo 5 anni), a differenza della lamivudina che presenta un tasso di resistenza fino al 76% dopo 8 anni. Considerato trattamento di prima linea.
  • Interferone pegilato (Peg-IFN alfa-2a): Immunomodulatore con durata di trattamento limitata (48 settimane), adatto a pazienti selezionati con malattia epatica compensata. Non induce resistenza, ma ha un profilo di effetti collaterali più significativo.
  • Adefovir dipivoxil: Meno potente della lamivudina e con rischio di nefrotossicità dose-dipendente; usato raramente come terapia di seconda linea in caso di resistenza alla lamivudina.
  • Telbivudina: Analogico nucleosidico con efficacia superiore alla lamivudina ma con rischio di resistenza non trascurabile e potenziale tossicità muscolare; non più raccomandato come terapia di prima linea.

Efficacia clinica

La lamivudina è stata storicamente il primo analogo nucleosidico approvato per il trattamento dell'epatite B cronica. Studi clinici randomizzati controllati verso placebo hanno dimostrato che la lamivudina 100 mg/die per 52 settimane produce una soppressione virologica (HBV-DNA inferiore a 0,7 mEq/ml) in circa il 60-70% dei pazienti, con normalizzazione delle ALT nel 60-70% dei casi e miglioramento istologico (riduzione del punteggio di necroinfiammazione) nel 50-60% dei pazienti. Il tasso di sieroconversione dell'antigene 'e' (HBeAg) a 52 settimane è stato di circa il 16-18%, rispetto al 4-6% del placebo. Tuttavia, il principale limite della lamivudina è l'elevato tasso di sviluppo di resistenza virale, che aumenta con la durata della terapia: circa il 15-20% a 1 anno, 40-50% a 2 anni, 60-70% a 3 anni e fino al 76% dopo 8 anni di trattamento. La resistenza è correlata a mutazioni nel gene della polimerasi virale, in particolare la mutazione YMDD. Per questo motivo, le linee guida internazionali (EASL, AASLD) raccomandano attualmente come terapia di prima linea farmaci con una più alta barriera alla resistenza, come tenofovir o entecavir, riservando la lamivudina a contesti particolari (es. gravidanza, risorse limitate, o in combinazione con altri antivirali in pazienti con malattia scompensata).

Importante:

Epivir HBV (lamivudina) è un farmaco antivirale soggetto a prescrizione medica, indicato esclusivamente per il trattamento dell'epatite B cronica. Non deve essere usato per il trattamento dell'infezione da HIV-1 a questo dosaggio (100 mg/die), poiché il dosaggio è subottimale e può favorire lo sviluppo di resistenza. Prima di iniziare la terapia, è obbligatorio eseguire un test per l'HIV per escludere una coinfezione non diagnosticata. Non interrompere il trattamento senza consultare il medico, poiché la sospensione improvvisa può causare una grave riacutizzazione dell'epatite B (HBV flare), potenzialmente fatale, con aumento delle transaminasi e scompenso epatico. Durante la terapia è necessario un regolare monitoraggio della funzionalità epatica, renale e della carica virale. In caso di comparsa di sintomi suggestivi di acidosi lattica (respiro rapido e profondo, sonnolenza, nausea, vomito, dolori muscolari), interrompere il farmaco e consultare immediatamente un medico. Le donne in gravidanza o allattamento devono informare il medico prima dell'uso. L'assunzione di alcol è sconsigliata per tutta la durata del trattamento.


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